Magia e Superstizioni in Sardegna – Parte 2

Un viaggio alcolico – culturale

Il Malocchio

Siete pronti per la seconda parte del nostro viaggio? Io no. In ogni caso, torniamo subito agli inizi del 1800, con una testimonianza di William Henry Smyth :

«In nessun posto, oltre la Sardegna, si osserva più strettamente l’antichissima e generale abitudine di fare auguri a chi starnutisce, o è più temuto e diffuso il terrore delpigai ogu ossia la iettatura… Se si loda la bellezza di un ragazzo , senza subito aggiungervi “Dio lo guardi”, è necessario che l’amico più vicino gli sputi in faccia. Per la dimenticanza di questa pia giaculatoria fui guardato freddamente più di una volta.»

Insomma, non è difficile immaginare, l’ilare situazione dove la propria zia di paese viene da te dopo un anno  di pandemia, e dopo averti vezzeggiato con parole tipo  “cantu tui ses fatu bedhu, fizu miu”, tuo cugino dall’altra parte della stanza te ne lancia una scatarrata carpiata nell’occhio, che neanche un lanciamissili sovietico, tale da renderti cieco per il resto della giornata in famiglia.

Ora si capisce perché molte di queste tradizioni siano passate in disuso, come questa, però rimane molto accesa la credenza nel malocchio.

Il malocchio è il potere di maledire con lo sguardo, generalmente sguardi d’invidia, che portano a diversi tipi malesseri,  come ad esempio l’ingorgo mammario (disagio che porta a una secrezione minore di latte dal seno) nei casi in cui l’invidia derivi dalla nascita di un bambino. Più comunemente si avvertono problemi generici: come spossatezza, emicrania e in certi casi anche febbre.

E da un malessere magico deriva dunque un rituale esorcistico specifico, dalle connotazioni prettamente cristiane, nel quale partecipa la guaritrice, la donna che assume il ruolo di curare all’interno di quella società.

Qua si possono notare degli umori negativi nella società sarda, dove la medicina scientifica  è ritenuta distante e disinteressata.

Rituale del Malocchio

È la guaritrice dunque a constatare se il malessere è derivante effettivamente da un malocchio, e quindi procedere alla cura magica.

 Il seguente rituale contro il malocchio viene registrato nel Logudoro nel 1975:

Nella prima fase del rituale, la guaritrice riempie un bicchiere di acqua santa, per poi far segnare  con la croce e far recitare il credo 3 volte, ai presenti. Prosegue stringendo fra l’indice e il pollice della mano sinistra un chicco di grano, mentre, con la mano destra si fa il segno della croce e recita:

Gesù Cristu è naschidu a Betlem

Li torrede su sembene ain’è

“Gesù Cristo è nato a Betlemme / Gli ritorni il sangue dov’è”.

E fa cedere il chicco nel bicchiere, per poi prendere un altro chicco e recitare un altro versetto:

Gesù Cristu crocificadu

Li torrede su sambene

“Gesù Cristo crocifisso / Gli restituisca il sangue chi l’ha preso”.

Lasciato cadere anche il secondo, si prende un terzo chicco, che dopo aver recitato lo scongiuro: 

Gesù Cristu este mortu in sa rughe

Li torrede su sambene chie lu giughede

“Gesù Cristo è morto sulla croce / Gli restituisca il sangue chi lo possiede.”

lo si lascia cadere nell’acqua. Se intorno ai chicchi di grano si forma una piccola bolla d’aria allora si ha la prova che l’esorcizzato è sotto l’effetto del malocchio. E si può passare alla cura.

Per prima cosa il paziente deve bere un sorso dal bicchiere, mentre la guaritrice, con le dita bagnate di quell’acqua fa , di nuovo, il segno della croce sulla fronte e sulle orecchie del paziente. In seguito il resto dell’acqua viene messa sulle ceneri ardenti, così che, l’acqua trasformatesi in sangue, possa tornare spirito tramite l’evaporazione.

Rituale contro il malocchio a un bambino

Questo tipo di scongiuro può differire in base alla zona in cui viene fatto. Ad esempio, a Terralba, nello stesso anno, fu fatto uno scongiuro analogo dove però insieme ai chicchi di grano, venivano messi anche sale e olio nel tegame, e dove si recitava questa formula:

Custu pipeddu non si morra mai

Po no si morri custu pipeddu

Mellusu chi si morrada un angioneddu

custu pipeddu no si morra mai

“Questo bambino non muoia mai / Perché non muoia questo bambino / È meglio che muoia un agnellino / Questo bambino non muoia mai”

Questo rituale serviva a scongiurare il malocchio ad un bambino, infatti, nella mentalità sarda, è molto più probabile che un bambino venga afflitto dal malocchio rispetto ad un adulto.
Avveniva perché erano visti come una parte fragile, per via dell’altissima mortalità infantile che si poteva riscontrare in quelle società,  e anche perchè visti come un investimento, in quanto una volta diventati adulti, sarebbero diventati lavoratori delle terre dei padri. Dunque le famiglie si premuravano di adornare i ragazzi con ciondoli contro il malocchio, e di portarli dalla druida ogni qual volta che si vedevano stanchi.

Magia e amore

«Le fanciulle, giunte in età da marito, cominciano a pensare allo sposo e, per es. in Gallura, domandano al cuculo per ancora quanti anni ancora dovranno rimanere zitelle… I mezzi più caratteristici di cui esse valgono per trarre auspici intorno alle loro nozze sono quelli adoperati in occasione della festa di San Giovanni. Alla sera della vigilia, mettono sotto il guanciale tre fave, di cui una intatta, l’altra mezzo sbucciata e l’altra sbucciata completamente: alla mattina ne prendono una a caso e, secondo che capita loro la prima, la seconda o la terza, deducono che il marito sarà ricco, agiato o povero. Per stabilire più precisamente il suo mestiere, legano con un filo una pianta e la mattina ne prendono uno a caso e la mattina di San Giovanni, prima che spunti il sole, vanno a vederla: se vicino non trovano nessun animale, per quell’anno non si sposeranno , mentre invece andranno a nozze con un contadino, con un mugnaio, con un vaccaro, se vicino alla pianta si trovi una formica, uno scarabeo, un ragno, un insetto grosso e panciuto .»

Nella realtà sarda, le donne, hanno sempre avuto come unica opzione di realizzazione il matrimonio, in quanto in una società agro-pastorale, evidentemente patriarcale, era impossibile che una donna potesse trovare lo scopo della propria esistenza al di fuori della sfera familiare. 

Ad esempio, riportando uno stile di vita prettamente medievale, era la norma essere incinta e con tanti figli.

Una famiglia allargata era simbolo di prosperità e salute per la donna e di buone possibilità economiche del marito. e una donna non poteva puntare ad altro. 

E dunque a noi contemporanei giungono numerosissimi riti magici di ragazze e ragazzi,  che facevano di tutto per scoprire piccoli indizi sull’identità della compagna o compagno che avrebbero sposato.

Nella valle del Tirso, era credenza che il primo passante visto dalla finestra la mattina di San Giovanni, possedesse lo stesso nome del futuro sposo. 

In Gallura era tradizione, la sera di San Giovanni, mangiare il casciu furriatu, e andare a dormire senza bere nulla. Nella notte il dolce provoca una grande sete, che porta la giovane a fare incubi; fra i quali anche il sogno di qualcuno che gli offre da bere, e secondo la tradizione, il quale nome coinciderà con il nome del futuro sposo.

Spostandosi nel Logudoro, possiamo trovare una preghiera che veniva recitata dalle ragazze prima di dormire: 

“Santu Zuseppe Santu

Santu meu Zuseppe

Generosu e prudente,

Prudente e generosu

De Maria s’iposu,

S’iposu de Maria

Dademi a bidere in sonnu

Sa cumpagnia mia”

“San Giuseppe Santo / Santo Giuseppe mio / Generoso e prudente, / Prudente e generoso, / Di Maria lo sposo, / Lo sposo di Maria / Concedetemi da vedere in sogno / La mia compagnia”

Amore istituzionalizzato

E qui in questa società dove l’amore è gestito dai santi e dalla divinazione, nasce un mestiere, ossia il mago d’amore (che potrebbe essere il nome di una  sottoclasse di Dungeons & Dragons) che ascolta e da consultazioni a tutti gli innamorati.

Era quindi normale andare nello “studio” del mago, che otteneva quindi un lavoro istituzionalizzato,  a dirgli tutte le proprie gelosie e dubbi. e in questi studi, si nutre la speranza, tramite lunghi colloqui e eventualmente tramite qualche rituale.

Finisce qua la nostra tratta nelle realtà esoteriche in Sardegna, spero che sia stato molto interessante per voi tutti frugare superficialmente dai diavoli e malocchi fino ad amori e divinazioni.

  • Lorenzo Sebastiano Pinna.

Vi lasciamo al video podcast che ripercorre il nostro viaggio, con tante curiosità! Se invece preferite ascoltarlo, lo trovate su spreaker.

Chi di noi riuscirà ad arrivare sobrio a fine viaggio?

Per continuare a intraprendere questo viaggio con noi, non dovete fare altro che lasciarvi trasportare dalla curiosità e armarvi di uno smartphone: cercate “ArEUradio“ nei canali social Instagram e Facebook, e continuate a seguire i nostri articoli sul sito https://areeuradio.com

Questo articolo è stato prodotto da una unione e riassunto da diverse fonti:

-il libro: “Credenze e riti magici in Sardegna” di Mario Atzori e Maria Margherita Satta

https://www.vistanet.it/cagliari/2020/06/27/relo-sapevate-in-ogliastra-in-passato-esisteva-una-formula-da-recitare-per-far-passare-tutti-i-dolori/

https://biellaclub.it/3/incantesimi-di-sardegna/

https://www.contusu.it/brebus-e-maias-magia-sarda/

https://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=21312&v=2&c=2707&t=7

https://www.contusu.it/malocchio-prevenzione-cura-e-formule/

Le immagini provengono rispettivamente da:

-Prima immagine www.naturopatiasardegna.blogspot.com

-Seconda immagine https://www.corbula.it/artigianato-sardo/su-coccu-amuleto-sardo/

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