Magia e Superstizioni in Sardegna – Parte 1

Un viaggio alcolico – culturale

Prendete una borraccia, zaino in spalla, per un viaggio nel tempo verso la Sassari del passato. 

Siamo nel 1864.  Ci troviamo dinanzi a una situazione terribile per il borgo. 

«Le cavallette invadono i campi e decimano i raccolti. La regione è in ginocchio, e nessuno sa come rispondere all’aggressione, tranne il sindaco. 

Il sindaco possiede nella sua campagna un “contadinotto semi-imbecille”, conosciuto in tutta la città per il suo potere: ha un occhio con una jettatura di tal potere malvagio, da poter maledire chiunque passi sotto il suo vile sguardo. Nulla può scappare dalla rovina di tale sguardo. Tutti lo pensano, anzi si dice che se solo lo iettatore guarda di sbieco un insetto, questo non fa in tempo di alzarsi in volo, che gli si reclina il capo, portando fine alla sua misera esistenza. 

Visto che anche il sindaco crede a queste dicerie, decide di proporre al Consiglio comunale di mettere lo stregone su un carretto, a spese del comune, e fargli girare tutti i campi. Ci riesce, anche se molto criticato da molti membri del consiglio. In questo modo, il suo occhio annientatore potrà sterminare la piaga che imperversa sulla regione. Questa è una storia vera, ho visto con i miei occhi lo jettatore sul carro, oltre che cavallette non morivano affatto».

Questa è la testimonianza di Heinrich Von Maltzan, molto parafrasata, che ci mostra una realtà di superstizione molto radicata nella società sarda, che risale a tempi molto più antichi. Per trovare le sue radici dobbiamo andare indietro di altri 1330 anni, quando Sassari non esisteva e a Torres si iniziava a parlare greco.

Storia della magia

Ora siamo nel 534 d.C., e le forze dell’imperatore Giustiniano, dell’impero romano d’Oriente, invadono i territori d’africa sotto il dominio dei Vandali. Nella guerra vandalica, sottomette la Sardegna sotto il dominio Bizantino, facendola diventare parte della prefettura del pretorio d’Africa.

Con la caduta del dominio romano-barbarico, i Bizantini iniziano un processo di cristianizzazione e di dominazione amministrativa ed economica, che porta a una seconda fase della cristianità sarda, filo Bizantina, che però mostra una debolezza evidente, ossia la divisione fra il clero popolare e il clero ufficiale. Il clero popolare era, a detta dei cronisti esterni, ignorante e superstizioso.

Come dice Francesco d’Austria “In generale i preti sardi animano il popolo (che naturalmente v’inclina) a superstizioni e processioni eretiche che dovrebbero, nei tempi attuali abolire, come ridicoli”. Questo indica che gli autori di riti e scongiuri sono proprio i religiosi del basso clero. Lo stesso clero che viveva le stesse ansie e gli stessi drammi del popolo.
Le crisi, infatti, erano molto comuni, e lo sono rimaste (come ci racconta Maltzan nel 1864). Quando la siccità mandava in malora il raccolto, e le pestilenze sterminavano il bestiame e gli uomini, le gerarchie della chiesa ufficiale si interessavano unicamente ai rapporti economici della Sardegna. Questa non riusciva ad aiutare a risanare il benessere della terra, e quindi era il basso clero a fare scongiuri, e pronunciare voti ai diversi santi, per provare a dare un fine alle pestilenze.

Le persone prendevano come punto di riferimento il prete, come intermediario diretto a Dio, per la risoluzione terrena dei loro mali. Le situazioni di vita del proletariato, spero si sia capito, erano assai difficili, e si ricorreva alla superstizione per trovare una certa serenità. 

È anche per questo che nella realtà altomedievale non ci fu mai un attivo contrasto all’oggettiva paganità mantenuta e alle superstizioni, che erano presumibilmente molto diffuse, in quanto erano grosso modo ritenute innocue, o addirittura utili per una assimilazione sincera alla nuova religione.

Anche durante la dominazione spagnola, come si è accennato, non cambiarono per nulla le situazioni del clero sardo. Papa Pio II, emanò una bolla nel 1463 per chiedere chiarezza sui problemi della fede, interrogandosi sul ruolo del prete, che parlava in dialetto, e colmava la distanza fra il clero ufficiale e i ceti popolari imbruttiti nella più squallida ignoranza.

Qualcosa si accennò a cambiare dopo il Concilio di Trento, quasi un secolo dopo, nel 1545-1563 quando i vescovi sardi che parteciparono al Concilio tornarono in patria per portare la Controriforma in Sardegna.

Questo è testimoniato dai diversi sinodi (riunione dei diversi fedeli sotto ordine del vescovo) che sono avvenuti alla fine del XIV secolo. Presumibilmente servivano per intervenire sulla situazione in cui imperversava il popolo. E così dal disinteresse verso la magia, si passò ad un attivo interesse, che aveva come scopo di estirpare le superstizioni. E se ne sto parlando oggi, evidentemente non ci sono riusciti. 

Fra le prime azioni della Controriforma si iniziò ad istituire dei seminari, votati a mettere delle basi al clero, così da permettere una futura istruzione adeguata. La preparazione del clero era vista come il problema principale. La verità è che non si abbandonarono mai le superstizioni, in quanto quell’equilibrio ecclesiastico formatosi funzionava perfettamente nel contesto sardo.

Le preghieras

Ma ora basta con la storia e passiamo alle magie. Possiamo distinguere tre tipologie: le “preghieras”, i riti propiziatori e medici e i riti contro il malocchio.

Le preghieras sono una serie di formule, di richiamo prettamente cristiano, dove si fanno essenzialmente scongiuri e protezioni, in maniera totalmente indipendente dal prete, una specie di magia fai-da-te, ad esempio: 

Immoi mi pongiu in bia,

Chi m’assista Maria,

Chi m’assista cun su mantu,

De s’aramigu e de tottus cantu.

“Ora mi metto per strada / Che mi assista Maria, / Che mi assista con il manto, / Dal demonio e da tutti quanti.”

Questa è una preghieras dove si chiede la protezione di Maria, per quando si esce di casa, per la protezione contro  s’aramigu. “s’aramuigu” che si traduce in “il nemico” dal quale si può presumere che i sardi avessero congiunto l’idea degli arabi invasori, il nemico storico, al diavolo.

 Non è per niente strano che ci sia la possibilità di incontrare il diavolo nella cultura sarda, infatti la realtà viene immaginata come popolata da una serie di esseri fantastici (le janas) con i quali si può avere quasi sempre spiacevoli incontri.

Da questa concezione della realtà fantastica nascevano anche diversi miti dove si incontravano spiriti, anime dannate, vive o morte, come nella leggenda seguente:

«Sono già tanti secoli che in Tempio vi aveva una signora ricca ma avara. Questa un giorno va in Chiesa e in una sedia si dimentica il rosario e la chiavetta della cassaforte. Arrivata a casa, se ne avvede e manda la serva a prenderla. Siccome era notte, la serva prima non ci voleva andare, ma dopo vi è andata. Vicino alla chiesa, incontra tre uomini, si avvicinano e, saputo dov’era andando, le dicono: «mira, in chiesa troverai la schiera dei morti, mira che balleranno in giro a te, cercheranno di farti del male, tu non temere, ma fatti la croce dì queste parole:

Aggiu tuppatu ‘n via

Paulu, Petru e Andria

E so ‘vinendi ku meku

Andria, Paulu e Petru

So ku meku ‘n kumpangia

Paulu, Petru e Andria

“Ho incontrato per via / Paolo , Pietro ed Andrea / E stanno venendo con me / Andrea, Paolo e Pietro / Son con me in compagnia / Paolo, Pietro e Andrea”

La serva entra in chiesa, e trova la schiera che glie ne fa di tutti i colori, ma essa non teme, dice quelle parole e la schiera scompare.»

A Thiesi, le madri e le mogli, recitavano questa preghieras per proteggere i propri familiari da eventuali aggressori:

 Bae in bon’ora

Cun sa bona cura

Su latte de Maria Vergine giuttas in bula

Su latte de Maria Vergine giuttas in su pettu

Né ligadu sias e né  tentu

Né tentu né ligadu

Sa calza de Santu Giuanne ti appan dadu.

De santu Giuanne sa calza

Tottus  sos chi t’ama a intoppare

Bene ti fattan 

Vai nella buona ora / Con tanta attenzione / Il latte di Maria Vergine tu abbi in gola / Il latte di Maria Vergine tu abbi nel petto / Né legato tu sia né prigioniero / Né prigioniero ne legato / La calza di San Giovanni ti abbian dato / Di San Giovanni la calza / Tutti quelli che ti incontreranno / ti facciano del bene.”

Questa e tutta un’altra serie di preghieras sono iconiche per i riferimenti sul piano sociale, fra i quali i climi delle faide familiari, dove appunto c’era spesso la possibilità che i propri familiari non potessero tornare a casa perché ammazzati o arrestati.

Chi di noi riuscirà ad arrivare sobrio a fine viaggio?

Per continuare a intraprendere questo viaggio con noi, non dovete fare altro che lasciarvi trasportare dalla curiosità e armarvi di uno smartphone: cercate “ArEUradio“ nei canali social Instagram e Facebook, e continuate a seguire i nostri articoli sul sito https://areeuradio.com

Questo articolo è stato prodotto da una unione e riassunto da diverse fonti:

-il libro: “Credenze e riti magici in Sardegna” di Mario Atzori e Maria Margherita Satta

https://www.vistanet.it/cagliari/2020/06/27/relo-sapevate-in-ogliastra-in-passato-esisteva-una-formula-da-recitare-per-far-passare-tutti-i-dolori/

https://biellaclub.it/3/incantesimi-di-sardegna/

https://www.contusu.it/brebus-e-maias-magia-sarda/

https://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=21312&v=2&c=2707&t=7

https://www.contusu.it/malocchio-prevenzione-cura-e-formule/

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vandal_Kingdom_at_its_maximum_extent_in_the_470s.png

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pio_II_Pont_Max_(papa_Pio_II).jpg

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