Una finestra sul Mondo di Claudia

Claudia Corrias ha 33 anni e vive in Sardegna. 

Si laurea in psicologia e parallelamente studia fotografia in una scuola di Cagliari.

Specializzata in ritrattistica e fotografia di moda, ama lavorare con le persone perché riesce a  mostrare la vulnerabilità e l’essenza dei volti.

«La fotografia mi permette di studiare e raccontare realtà diverse o semplicemente creare storie attraverso la natura, i dettagli…La vedo come una finestra sul mondo che mi permette di guardare la realtà da diversi punti di vista».

Ci racconti come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia nasce durante la mia infanzia. Devo tutto a mio nonno che ha sempre portato nella nostra casa un tocco di arte, infatti non solo dipingeva ma era anche un bravissimo fotoamatore e immortalava ogni momento fondamentale della famiglia. Fin da piccola riuscì a trasmettermi l’amore per la fotografia. Provavo tanta ammirazione per lui e il suo modo di raccontare il mondo, per cui quando è arrivata l’adolescenza ho iniziato a usarlo come mezzo di espressione per poi considerarla come parte essenziale della mia vita.

Tra le informazioni della tua pagina facebook troviamo una citazione di Ferdinando Scianna: «Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia».
Cos’è per te la fotografia?

Ferdinando Scianna è uno dei miei fotografi preferiti. Nonostante non sia proprio contemporaneo. Ho sempre ammirato il suo modo di utilizzare la fotografia come strumento di espressione e documentazione. Per me la fotografia è raccontare. Mostrare ciò che si vede attraverso i propri occhi. Non solo, può essere anche mezzo fondamentale per trasmettere idee, valori e anche impegno sociale e politico. Un’arma potentissima.

Abbiamo vissuto la quarantena come un evento shock che, inevitabilmente, ha messo in pausa la vita quotidiana e ci ha spinto
– e un po’ costretto – a ricreare una nuova routine. Come hai vissuto questo periodo e come ha modificato il tuo rapporto con la fotografia?

La quarantena per me è stata molto difficile perché molte persone a me care erano lontanissime. Perciò mi sono concentrata su me stessa e sul lavoro. Ho lavorato con delle app interattive raccontando questo momento. Ho fatto delle foto durante le videochiamate con diverse persone ed è nato un processo fotografico carinissimo chiamato “Quarantine”. È stato bello entrare nella casa delle persone che si sono prestate a questo esperimento.

Documentarsi, studiare e sperimentare è sempre importante per stare al passo con i tempi, per guardare il mondo da una prospettiva differente, ma anche per trovare la giusta ispirazione. Come nascono i tuoi progetti fotografici?

I miei progetti fotografici nascono dalla necessità di raccontare qualcosa. Mi piace lavorare sulle mie idee e su quello che per me davvero conta. Nel mio percorso ho lavorato su tematiche molto importanti e ho cercato di lavorare su aspetti fondamentali come l’inclusione, la lotta alla discriminazione, l’accettazione anche di tutto ciò che viene spesso allontanato dalla nostra società. Nel mio piccolo cerco sempre di mostrare le vulnerabilità e di vederle da un punto di vista diverso, non esclusivo come spesso accade. Sono sempre stata dell’idea che ognuno deve lavorare nel suo piccolo per formare una società migliore. Spero di dare questo contributo.

Siamo sempre legati all’immagine, all’apparire e all’apparire bene. I social, in questo senso, ci hanno “educato” a mostrare alcuni aspetti della nostra giornata, dando maggiore rilevanza ai momenti più belli, più emozionanti, più aesthetic. Se ti dovessi raccontare in uno scatto quale sceglieresti?

Penso che ogni mio scatto mostri qualcosa di me. Sicuramente sono molto legata agli ultimi scatti sulla maternità. Dopo il lockdown ho cambiato modo di concepire i miei progetti e soprattutto di godermi la vita in modo totale. Senza aspettare il domani. Vedere quelle foto è una gioia per il cuore. La celebrazione delle nuove vite è stato un momento importantissimo per me.

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